Chi cerca la migliore VPN per italiani all’estero di solito non è arrivato qui per curiosità tecnica. È arrivato perché ha aperto RaiPlay da Berlino, o DAZN da Zurigo, e si è trovato davanti un messaggio che parla di zona geografica. La domanda vera non è quale servizio abbia più server nel mondo, ma quale funzioni sul caso specifico, stasera.
Su questo le classifiche in circolazione aiutano poco. Sono quasi tutte costruite sugli stessi criteri generici, velocità e numero di paesi, che per un italiano fuori casa contano meno di due cose molto più banali: se ci sono server italiani che reggono e se esiste un’app per il televisore in salotto.
Questa pagina mette in fila i criteri che usiamo, dice quale servizio seguiamo e perché, e soprattutto dice quando non serve pagare nulla.
In breve
Testiamo un servizio solo, NordVPN, con prove ripetute nel tempo sui principali servizi italiani. La tabella qui sopra riporta l’esito dell’ultimo test per ciascuno. Non è una classifica di dieci nomi: è l’unico provider su cui abbiamo dati aggiornati, e preferiamo dirlo.
Tutte le schede su NordVPN e sui confronti
Le verifiche servizio per servizio, i confronti con le alternative e le pagine su prezzi e piani.
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I criteri che contano davvero quando vivi fuori
| Criterio | Perché conta per chi sta all’estero |
|---|---|
| Server italiani stabili | Senza un indirizzo IP italiano che regga nel tempo, nessun servizio nazionale ti considera in Italia |
| App per il televisore | Le smart TV non accettano quasi mai un’app VPN: servono alternative sul router o via telefono |
| Blocco delle fughe DNS e IPv6 | È la causa più frequente di tentativi falliti senza alcun messaggio d’errore |
| Tenuta durante una visione lunga | Aprire la pagina è facile, arrivare alla fine di una partita è un’altra cosa |
| Garanzia di rimborso | È l’unico modo per verificare sul tuo caso reale prima di spendere davvero |
Ai criteri classici, banda e numero di paesi, non diamo peso: una misura fatta una volta da una linea sola non dice cosa succederà a casa tua, e ogni VPN comporta comunque un rallentamento, tanto più marcato quanto più lontano è il server.
Perché qui non c’è una classifica con i punteggi
Una classifica onesta di dieci VPN richiederebbe dieci abbonamenti attivi, prove ripetute ogni mese su ciascun servizio italiano e la disponibilità a rifare tutto quando una piattaforma cambia i blocchi. È esattamente il lavoro che quasi nessun sito fa, ed è il motivo per cui tante classifiche si somigliano: sono compilate a tavolino.
Noi abbiamo scelto la strada opposta. Un provider seguito con continuità, esiti pubblicati per singolo servizio e datati, e la dichiarazione esplicita che il collegamento in questa pagina è di affiliazione, come spieghiamo nella pagina su come ci finanziamo. Il giudizio dettagliato, con pregi e limiti, sta nella recensione di NordVPN.
Resta un punto su cui non transigiamo: nessuno può promettere che una VPN sblocchi un servizio specifico. I blocchi cambiano di continuo, in entrambe le direzioni. Quello che si può fare è dire com’è andata all’ultima prova, ed è quello che facciamo.
Le VPN gratuite
La domanda su quale sia la migliore VPN gratis torna spesso, e la risposta breve è che per questo scopo non ce n’è una buona. I servizi gratuiti hanno pochi indirizzi, condivisi da moltissime persone e quindi già segnalati alle piattaforme di streaming. A questo si aggiungono limiti di traffico che si esauriscono a metà film.
C’è poi il tema di fondo: mantenere una rete di server costa, e se nessuno paga l’abbonamento i ricavi arrivano da qualche altra parte, di solito dai dati di chi la usa. Il ragionamento completo, con le eccezioni che esistono, sta nella scheda sulle VPN gratis.
L’alternativa sensata non è cercare il gratis, ma sfruttare la garanzia di rimborso di un servizio a pagamento per provarlo davvero sul proprio caso.
Prima di pagare, prova senza
Questo è il consiglio che fa perdere soldi a chi scrive questa pagina, e va detto lo stesso.
Il Regolamento UE 2017/1128 sulla portabilità transfrontaliera, in vigore dal 1° aprile 2018, obbliga i fornitori di servizi di contenuti online a pagamento a garantire all’abbonato che si trova temporaneamente in un altro Stato membro l’accesso agli stessi contenuti disponibili nel suo Stato di residenza, senza costi aggiuntivi e senza qualità ridotta.
Tradotto: se sei in vacanza o in trasferta in un altro paese dell’Unione e hai un abbonamento italiano, apri l’app e guarda cosa succede. Potrebbe funzionare già.
La prova si fa in tre minuti e va fatta prima di qualsiasi acquisto. Disattiva ogni VPN eventualmente attiva, apri il servizio a pagamento a cui sei abbonato e prova a riprodurre un contenuto per cui l’hai sottoscritto, non uno a caso. Se parte e regge oltre il primo minuto, la portabilità sta funzionando e non c’è niente da comprare: la risposta a questa pagina, per te, è nessun abbonamento in più. Se invece compare un errore sul paese, prima di concludere che serve uno strumento tecnico controlla nell’area personale del tuo account che l’indirizzo di fatturazione registrato sia ancora quello italiano, perché è il dato su cui il fornitore verifica lo Stato di residenza. Se è corretto e il blocco resta, scrivi all’assistenza citando il regolamento: come si formula la richiesta e cosa fare se rispondono di no è spiegato passo per passo nella pagina dedicata.
La tutela però non copre due situazioni molto comuni fra chi legge questo sito. Non copre chi si trova fuori dall’Unione europea, quindi Regno Unito, Svizzera e resto del mondo. E non copre chi ha spostato la residenza: gli iscritti all’AIRE, oltre 6,4 milioni (Rapporto Italiani nel Mondo 2025, Fondazione Migrantes) di persone, risiedono all’estero per definizione. Per i servizi gratuiti, infine, applicare la portabilità è una scelta del fornitore, non un obbligo.
Come scegliere in base al tuo caso
Se il tuo obiettivo è la televisione italiana, parti dal servizio e non dal provider: la sezione sulla TV italiana dall’estero raccoglie le schede per RaiPlay, Mediaset Infinity, DAZN e le altre, ciascuna con l’esito dell’ultima prova.
Se il tuo obiettivo è l’home banking o lo SPID, il discorso tecnico è diverso: lì spesso il problema non è il blocco geografico ma un controllo antifrode che si insospettisce, e la soluzione passa più dal dispositivo che dall’indirizzo IP.
Se guardi soprattutto dal televisore, la prima cosa da stabilire è quale sistema operativo gira sul tuo, perché è quello che decide se potrai installare un’app o dovrai lavorare sul router. Il modo più rapido per scoprirlo è aprire lo store del televisore e cercare il nome di una VPN: se compare e si installa, sei a posto. Se lo store non ha nulla del genere, o se il televisore non ha uno store, restano due strade, e conviene sceglierle in quest’ordine. La prima è collegare al televisore un dispositivo esterno che accetta le app, come una chiavetta HDMI o un TV box: costa poco, la configurazione resta sua e non tocca il resto della rete di casa. La seconda è configurare la VPN sul router, che copre ogni dispositivo collegato ma richiede un router compatibile e sposta tutto il traffico di casa, comprese le connessioni che preferiresti lasciare locali.
Cosa fare adesso
Il percorso più corto è questo: apri il servizio che ti interessa senza VPN e vedi cosa succede, leggi la scheda dedicata a quel servizio per sapere com’è andato l’ultimo test, e solo a quel punto valuta l’abbonamento.
Se decidi di provare, la prova va fatta bene, perché è la finestra in cui puoi ancora tornare indietro. Fissa la data in cui scade il periodo di rimborso il giorno stesso in cui sottoscrivi, così non ci arrivi per inerzia. Poi installa l’app sul dispositivo da cui guardi davvero, non su quello più comodo, connettiti a un server italiano e controlla dal browser dello stesso dispositivo che il paese associato al tuo indirizzo sia l’Italia: se non lo è, il resto non conta. Solo a quel punto apri il servizio, alla solita ora della sera e sulla tua rete, e prova un contenuto per cui l’hai sottoscritto.
Il segnale che è andata è il video che parte e continua oltre il primo minuto. Se invece nell’arco di qualche serata il tuo caso non funziona, la conclusione corretta è chiedere il rimborso entro il termine e fermarsi lì: la richiesta si presenta dal canale di assistenza del fornitore, prima della scadenza, e conserva la data in cui l’hai inoltrata. Non è un fallimento della prova, è esattamente il motivo per cui la prova si fa.