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SPID dall’estero: come ottenerlo e usarlo

Come ottenere e usare SPID dall'estero: riconoscimento a distanza, CIE per gli iscritti AIRE, codici OTP che non arrivano e identità digitale bloccata.

Aggiornato il 20 agosto 20266 sezioni

Usare SPID dall’estero non è il problema che ti aspetti. L’identità digitale funziona da qualsiasi paese, perché nessun portale della pubblica amministrazione ti chiede da dove ti stai collegando. Quello che si rompe è sempre il secondo passaggio: il codice che deve arrivare sul telefono, l’app che vuole una notifica, il numero italiano che hai disattivato quando sei partito.

L’altra metà del problema riguarda chi lo SPID non ce l’ha ancora e vive già fuori. Il riconoscimento di persona in ufficio postale, che in Italia è la via più semplice, dall’estero non è praticabile. Restano altre strade, tutte valide, che conviene conoscere prima di prenotare un volo per rifare una pratica.

Questa pagina mette in fila le due situazioni: ottenerlo da fuori e tenerlo funzionante quando sei già lontano.

Ottenere SPID quando sei già all’estero

Le modalità di riconoscimento previste dal sistema sono tre, e i gestori accreditati le offrono in combinazioni diverse.

Riconoscimento a distanza con operatore. Una videochiamata in cui un incaricato verifica il tuo documento e il tuo volto. È la via più usata dai residenti all’estero perché non richiede di essere fisicamente in Italia. Quasi sempre è a pagamento e va prenotata in una fascia oraria: se sei in un fuso lontano, guarda gli orari disponibili prima di iniziare la procedura.

Identificazione con un documento digitale. Se hai già una CIE, una carta nazionale dei servizi o una firma digitale, l’identificazione avviene in autonomia, senza operatore e senza appuntamento. È la strada più rapida in assoluto per chi possiede uno di questi strumenti.

Riconoscimento di persona durante un rientro. Se torni in Italia per le vacanze, è l’occasione per chiudere la pratica gratuitamente allo sportello. Vale la pena metterlo in lista insieme al rinnovo del documento.

Le modalità accettate e le condizioni cambiano da un fornitore all’altro e vengono aggiornate spesso. L’elenco ufficiale dei gestori accreditati è pubblicato su spid.gov.it e resta l’unica fonte da cui partire, perché le pagine di confronto che si trovano in giro invecchiano in fretta.

Serve un’avvertenza: per il rilascio è richiesto un documento italiano in corso di validità e la tessera sanitaria o il codice fiscale. Se il passaporto è scaduto, il problema da risolvere per primo è quello, e passa dal consolato.

CIE per gli iscritti AIRE

Il rilascio della carta d’identità elettronica ai cittadini iscritti all’AIRE è affidato ai consolati ed è stato esteso progressivamente alle diverse sedi, sostituendo la vecchia carta cartacea. Non tutte le circoscrizioni sono partite insieme, quindi la verifica va fatta sul sito del consolato competente, dove trovi anche il sistema di prenotazione.

Vale la pena farla anche se hai il passaporto valido. La CIE contiene un chip che funziona da strumento di identificazione digitale: con un telefono dotato di NFC e l’app dedicata puoi accedere ai servizi pubblici direttamente, senza SPID, e puoi usarla per attivare uno SPID senza videochiamata. Per chi vive fuori è il documento che risolve più problemi in una volta sola.

L’ordine dei passaggi è questo. Prima verifica di essere effettivamente registrato all’AIRE con il consolato giusto, perché è il consolato della tua circoscrizione a essere competente e una posizione anagrafica non allineata blocca la pratica sul nascere: come si controlla e come si sistema sta nella pagina sull’iscrizione all’AIRE. Poi apri il sito del consolato e cerca se il rilascio della CIE è attivo in quella sede e come si prenota, dato che le sedi sono partite in tempi diversi. Quando la carta arriva, conserva insieme al documento i codici che ti vengono consegnati con esso: senza quelli il chip non si usa, ed è il passaggio che le persone scoprono mesi dopo.

La verifica che sia tutto funzionante è concreta: apri l’app di accesso con la CIE, appoggia la carta al telefono e prova a entrare in un portale pubblico. Se il telefono legge il chip e l’accesso va a buon fine, hai una via d’ingresso che non dipende da nessun numero italiano. Se il telefono non legge nulla, prima di pensare a un difetto della carta prova a spostarla lentamente sul retro dell’apparecchio, perché l’antenna NFC non sta nello stesso punto su tutti i modelli.

I codici che non arrivano

È il punto in cui si arena la maggior parte delle persone, e nasce quasi sempre dallo stesso errore.

Il numero di cellulare associato all’identità digitale è italiano. Con il passare dei mesi la SIM viene disattivata per inattività, oppure resta viva ma tu non hai più quel telefono acceso. Al momento dell’accesso il sistema manda un codice che nessuno riceve.

Il modo di accertarsene è semplice: se il portale accetta nome utente e password e ti porta alla schermata che chiede il codice, le credenziali sono giuste e il problema è solo il recapito. Se invece ti respinge prima, non è questa la causa e stai cercando dalla parte sbagliata. Per capire quale numero il gestore stia usando, entra nell’area riservata del gestore dal computer, dove l’accesso alle sole impostazioni non sempre richiede il secondo fattore, e guarda il recapito registrato: quasi sempre è mostrato in forma parziale, con le ultime cifre in chiaro, e quelle bastano per riconoscerlo.

Tre cose da sistemare, in ordine di efficacia:

  1. Passa all’app del gestore invece degli SMS. L’approvazione tramite applicazione viaggia su internet, quindi funziona ovunque ci sia una connessione, senza rete telefonica e senza roaming.
  2. Aggiorna il numero mentre la SIM è ancora attiva. Il cambio di recapito richiede quasi sempre di ricevere una conferma sul vecchio numero: farlo dopo la disattivazione trasforma cinque minuti in settimane di assistenza.
  3. Salva i codici di recupero e tieni viva la casella email registrata. È l’unico appiglio che ti resta quando telefono e app non sono disponibili.

Se hai cambiato telefono di recente, ricordati che reinstallare l’app del gestore richiede una riattivazione, che passa di nuovo dal numero registrato. È il classico problema che si scopre di domenica sera, mentre stai provando a scaricare un certificato che ti serve il lunedì.

Sai che è a posto quando fai un accesso di prova a un portale pubblico qualunque e la richiesta di conferma arriva sull’app o sul numero nuovo, senza che nulla parta verso il vecchio recapito. Falla adesso questa prova, non il giorno in cui ti serve davvero il documento.

SPID bloccato: come si sblocca

Dopo alcuni tentativi di accesso falliti l’identità viene sospesa in via cautelativa. Non è un guasto ed è reversibile, ma va gestita con il fornitore che te l’ha rilasciata: lo sblocco dello SPID di Poste lo fa Poste, quello di Namirial lo fa Namirial, e nessun ufficio pubblico può intervenire al posto loro.

Prima di dare per scontato che sia successo, leggi il messaggio: un blocco parla di identità sospesa o temporaneamente non utilizzabile, mentre una password sbagliata dice che le credenziali non sono corrette. Sono due strade diverse, e insistere sulla seconda quando è la prima è il modo più rapido per allungare i tempi. Se il messaggio è ambiguo, la controprova è provare l’accesso su un altro portale pubblico: se l’esito è lo stesso ovunque, il problema è l’identità e non il sito.

La procedura standard passa dall’area riservata del gestore, con il recupero delle credenziali. Servono la casella email e il numero di telefono registrati al momento del rilascio: se entrambi sono raggiungibili, si risolve in pochi minuti. Se non lo sono, si apre una richiesta di assistenza e i tempi si allungano, perché va ricostruita la tua identità con documenti.

Due accortezze che fanno la differenza dall’estero. Prima di riprovare a caso, fermati: ogni tentativo sbagliato in più peggiora la situazione. E quando contatti l’assistenza, controlla il numero da chiamare, perché i numeri verdi che iniziano per 800 non si compongono da una rete straniera e serve il corrispondente numero internazionale indicato sul sito.

Lo sblocco è avvenuto quando riesci a completare un accesso intero, credenziali più codice, su un portale pubblico. Non fermarti alla schermata del gestore che dice che l’operazione è riuscita: è l’accesso completo la prova.

La VPN qui non c’entra

Vale la pena dirlo chiaramente, perché il consiglio circola. SPID non applica restrizioni geografiche: nessun portale pubblico ti rifiuta perché ti colleghi da Monaco o da Buenos Aires. Accendere una VPN non fa arrivare un SMS e non riattiva una SIM disattivata.

In qualche caso può perfino complicare le cose, dato che alcune procedure di sicurezza guardano la coerenza fra i vari segnali della sessione. Se sei arrivato qui cercando lo strumento per aggirare un blocco, il blocco che riguarda gli italiani all’estero è un altro: quello sui contenuti. Cosa fa davvero e cosa non fa una VPN è spiegato nella sezione dedicata, mentre il quadro completo dei servizi che si bloccano quando ti trasferisci sta nella guida per chi vive fuori. Se invece il tuo obiettivo è guardare i canali italiani, la pagina giusta è quella sulla TV italiana dall’estero.

Cosa fare adesso

Se lo SPID ce l’hai e funziona, fai subito due verifiche: apri le impostazioni del tuo gestore e controlla che numero di telefono ed email siano quelli che usi oggi, poi attiva l’approvazione tramite app se non l’hai già fatto. Sono cinque minuti che ti evitano il blocco più fastidioso.

Se lo SPID non ce l’hai, guarda prima se puoi ottenere la CIE dal consolato: risolve il documento e l’identificazione insieme. Altrimenti scegli un gestore che accetti il riconoscimento in videochiamata, con il passaporto valido a portata di mano e un orario compatibile con il tuo fuso.

Domande frequenti

SPID funziona anche fuori dall'Italia?

Sì. L’identità digitale non è limitata al territorio italiano e i portali della pubblica amministrazione accettano l’accesso da qualsiasi paese. I problemi che si incontrano riguardano il secondo fattore, cioè il codice usa e getta che deve arrivare sul telefono o sull’app, non il paese da cui ti colleghi.

Il mio gestore ha cambiato condizioni. Posso spostare l'identità a un altro?

Un’identità digitale non si trasferisce da un gestore all’altro: se le condizioni del tuo non ti vanno più bene, ne apri una nuova con un altro gestore accreditato e usi quella. Nulla vieta di averne più di una contemporaneamente, e per chi vive fuori tenerne una di riserva è una precauzione ragionevole. Ricordati di chiudere quella che non usi più, così non resta un recapito vecchio collegato alla tua identità.

SPID di livello 2 basta per tutti i servizi pubblici?

Per la quasi totalità sì: il livello 2, cioè credenziali più codice temporaneo, è quello che i portali della pubblica amministrazione chiedono di norma. Alcune procedure più delicate possono richiedere il livello 3, che si appoggia a un dispositivo fisico o a un certificato e va richiesto a parte al gestore. Se dall’estero ti serve il livello 3, verifica prima come il gestore ti recapita il dispositivo, perché è quello il passaggio che si blocca.

Serve una VPN per usare SPID dall'estero?

No. SPID non applica blocchi geografici e una VPN non risolve un codice OTP che non arriva. In qualche caso può anche essere controproducente, perché un accesso proveniente da un indirizzo incoerente con il resto della sessione può far scattare controlli aggiuntivi.

Con SPID posso accedere ai servizi pubblici del paese in cui vivo?

In linea di principio sì, perché l’identità digitale italiana è riconosciuta nell’ambito europeo, ma dipende dal singolo portale del paese in cui ti trovi: sono i servizi esteri a dover accettare le identità notificate degli altri Stati membri, e non tutti lo fanno. Quando la funzione c’è, la trovi come opzione di accesso con identità europea. Fuori dall’Unione la questione non si pone.