Chi cerca come vedere la tv italiana all’estero gratis di solito ha già provato la strada ovvia: ha aperto RaiPlay, ha trovato un messaggio sul territorio e si è chiesto se esistesse un trucco. La buona notizia è che una parte di TV italiana gratuita e legale esiste davvero. La cattiva è che il confine fra quello che è gratis e quello che sembra gratis è dove si concentrano quasi tutti i problemi.
Vale la pena mettere subito in fila tre cose diverse che spesso vengono confuse. Il contenuto gratuito, cioè quello che le emittenti mettono a disposizione senza chiedere un euro. Il contenuto già pagato, cioè quello a cui hai diritto perché sei abbonato. E il contenuto redistribuito da terzi senza diritti, che non è gratis: è illegale e basta.
Questa pagina si occupa della prima. Per il contenuto già pagato la regola è diversa, ed è quella della portabilità, riassunta più sotto. La tabella qui sopra riporta l’esito dell’ultimo test che abbiamo eseguito sulle piattaforme gratuite che seguiamo.
Le tre piattaforme gratuite che contano
La TV italiana in streaming gratis passa quasi tutta da tre applicazioni ufficiali, ognuna con una logica sua.
RaiPlay è la più ricca. Richiede una registrazione gratuita e raccoglie le dirette dei canali Rai, un archivio molto ampio di programmi, fiction e documentari. È anche quella con il perimetro più variabile fuori dai confini: l’informazione e le produzioni proprie viaggiano più spesso, il cinema e le serie acquistate quasi mai, perché i diritti su quei titoli sono stati comprati per l’Italia.
Mediaset Infinity mette a disposizione gratuitamente le dirette dei canali generalisti e una fetta consistente di programmi già andati in onda, con una parte del catalogo riservata agli abbonamenti. Anche qui l’account è gratuito e serve per accedere.
La7 offre le dirette e le repliche dei propri programmi dal sito e dall’app, senza costi. L’offerta è più stretta ma copre bene l’informazione e i talk, che sono poi il motivo per cui molti la cercano.
Nessuna delle tre è nata per il pubblico all’estero. Sono servizi costruiti per chi guarda dall’Italia, ed è da lì che nasce tutto il resto.
Perché anche il gratis si blocca
Sembra un controsenso: se non pago, che problema c’è. Il problema non è il pagamento, sono i diritti.
Le emittenti comprano il diritto di trasmettere un film, una serie o una partita nel territorio italiano. Quello stesso titolo, negli altri paesi, è già stato venduto a un operatore locale che lo ha pagato per averlo in esclusiva nel suo mercato. Che il pubblico italiano lo veda gratis o dietro abbonamento non cambia nulla per chi detiene i diritti: conta solo il territorio.
Il controllo è quello classico. Quando chiedi il video, il server legge l’indirizzo IP della connessione, lo associa a un paese e verifica se quel paese rientra fra quelli previsti. In caso contrario arriva il messaggio di errore. Molti servizi incrociano anche altri segnali: i DNS in uso, il fuso orario del dispositivo e la posizione dichiarata dal sistema operativo.
Ecco perché dentro la stessa app alcuni programmi partono e altri no. Non è un guasto casuale, è il comportamento previsto.
La portabilità non salva i servizi gratuiti
Il riquadro qui sopra spiega il meccanismo, ma su questa pagina c’è un dettaglio che fa la differenza. Il Regolamento UE 2017/1128 riguarda i servizi di contenuti online a pagamento: per i servizi gratuiti l’applicazione è facoltativa e la decide il fornitore.
In pratica, se risiedi in Italia e sei temporaneamente in un altro paese dell’Unione Europea, il tuo abbonamento a pagamento deve seguirti; la piattaforma gratuita non è obbligata a farlo. E se vivi stabilmente all’estero la norma non ti copre in nessun caso, perché l’iscrizione all’AIRE sposta la residenza fuori dall’Italia. Il quadro completo, con quello che puoi chiedere e a chi, è nella pagina sulla portabilità UE.
Il gratis che costa: due trappole ricorrenti
La prima riguarda le applicazioni che promettono centinaia di canali italiani senza pagare nulla. Ridistribuire canali senza averne i diritti è illegale, e a questo si aggiunge il fatto pratico: quelle app spariscono dagli store, chiedono permessi molto ampi sul dispositivo e nessuno risponde di cosa fanno con i tuoi dati.
La seconda riguarda le VPN gratuite: la banda è la voce di costo più alta per chi gestisce i server, e un servizio che non ti chiede nulla rientra limitando la velocità, razionando i gigabyte o monetizzando i dati di navigazione. Per una diretta il risultato è quasi sempre un video che si ferma. Il conto completo, categoria per categoria, è nella pagina sulle VPN gratis.
Quando serve uno strumento tecnico
Se vivi fuori dall’Italia e le piattaforme gratuite non ti fanno partire i contenuti che ti interessano, l’unico strumento che agisce sulla causa reale è una VPN. Instrada il traffico attraverso un server italiano, così la richiesta arriva con un indirizzo IP italiano. Non ti dà accesso a contenuti che non sono già gratuiti o già tuoi: serve solo a far combaciare la posizione da cui navighi con quella per cui il servizio è stato pensato.
I passaggi, in ordine:
- Scegli un fornitore con server fisici in Italia e banda adeguata alle dirette. I criteri di confronto stanno nella sezione dedicata alle VPN.
- Installa l’applicazione sul dispositivo da cui guardi. I televisori Samsung e LG non hanno app VPN nei loro negozi e vanno serviti dal router o da un altro dispositivo: come si imposta è nella guida sulla VPN per smart TV. Sulle chiavette Fire TV l’app si installa, ma con un percorso suo, spiegato nella guida dedicata.
- Attiva la VPN e connettiti a un server italiano prima di aprire l’app, mai dopo. Poi controlla che sia servito a qualcosa: apri una pagina che mostra l’indirizzo IP visto dall’esterno e verifica che risulti in Italia. Se risulta ancora il paese in cui sei, il resto della procedura non ha senso e il problema è la connessione, non la piattaforma.
- Esci dall’account della piattaforma e rientra, così la sessione non conserva la posizione del primo accesso.
Nessuno può garantire che una VPN faccia partire un servizio specifico: i sistemi di rilevamento vengono aggiornati di continuo. Quello che risultava all’ultimo controllo lo trovi nello stato dei servizi.
Se la diretta non parte lo stesso
Prima di arrenderti, escludi le cause banali. Sono in ordine di probabilità: parti dalla prima e fermati appena la diretta riparte.
1. La sessione è rimasta quella di prima. Si riconosce così: la pagina si è aperta prima che la connessione fosse attiva, oppure l’app era già in secondo piano da giorni. Cosa fare: chiudi l’applicazione del tutto (non basta tornare alla schermata principale, va tolta dalle app recenti), esci dall’account, riapri con la connessione italiana già stabilita e rientra. Nel browser fai la stessa cosa svuotando i dati del sito e usando una finestra anonima. Il segnale che ha funzionato: la diretta parte al primo play, senza dover ricaricare la pagina.
2. La registrazione non è completa. Si riconosce così: la piattaforma ti lascia navigare l’elenco dei programmi ma ti richiede l’accesso ogni volta che premi play. Cosa fare: apri l’area del tuo profilo sulla piattaforma e controlla che l’indirizzo email risulti confermato; se non lo è, fatti rimandare il messaggio di verifica e completalo. Il segnale che ha funzionato: i contenuti riservati agli iscritti si aprono senza che ricompaia la richiesta di login.
3. Il dispositivo dichiara la posizione per conto suo. Si riconosce così: sullo stesso wi-fi il computer funziona e il telefono no. Su telefoni e televisori la posizione arriva anche da GPS e reti wireless vicine, un canale che la connessione non tocca. Cosa fare: nelle impostazioni del sistema, nella sezione dei permessi delle applicazioni, togli il permesso di localizzazione all’app della piattaforma; nel browser, revoca alla pagina l’autorizzazione alla posizione. Il segnale che ha funzionato: riaprendo l’app non compare più la richiesta di accedere alla posizione e il contenuto parte.
4. I DNS escono fuori dal tunnel. Si riconosce così: non compare nessun errore ma il video non parte, oppure l’indirizzo risulta italiano e il servizio si comporta come se fossi all’estero. Cosa fare: apri una pagina di controllo dell’indirizzo IP e dei DNS, di quelle che i fornitori di VPN tengono sul proprio sito; se i server DNS elencati sono del tuo operatore locale, attiva nell’app la protezione contro le fughe DNS e riporta su automatico i DNS impostati a mano su dispositivo o router. Il segnale che ha funzionato: la stessa pagina mostra indirizzo e DNS coerenti. Il percorso è nella guida su come cambiare indirizzo IP.
5. Il contenuto non è disponibile per licenza. Si riconosce così: il resto della piattaforma funziona e si ferma un titolo solo. Non c’è configurazione che tenga. Verifica però se il titolo compare ancora nella ricerca: se è sparito, la finestra di diritti è chiusa e il programma non c’è più nemmeno per chi guarda dall’Italia.
Se hai già fatto tutto questo, la sequenza estesa di controlli sta nella guida su cosa fare quando la VPN non funziona.
Se il trasferimento è definitivo
Le prove qui sopra hanno senso finché la partenza è recente. Quando la permanenza diventa stabile cambiano tre cose, e conviene metterle a posto una volta sola.
Il canone. In Italia il canone è legato al possesso di un apparecchio televisivo nell’abitazione di residenza e si paga attraverso la bolletta elettrica dell’utenza domestica. Chi chiude residenza e utenza smette di riceverlo; chi mantiene un’utenza domestica intestata a sé sistema la posizione con la dichiarazione prevista dall’Agenzia delle Entrate, il cui modulo e le cui scadenze stanno sul sito dell’Agenzia. Il segnale che è a posto: nelle bollette successive l’addebito non compare più. Guardare RaiPlay dall’estero non genera canone.
I dati dell’account. Se hai cambiato paese, apri la sezione del profilo sulla piattaforma e aggiorna quello che è cambiato. Tieni presente che alcune registrazioni gratuite non prevedono affatto un paese diverso dall’Italia e non hanno un’opzione per impostarlo: in quel caso non forzare nulla, perché il paese dell’account non è la leva che apre la visione. Il controllo resta sull’indirizzo da cui arriva la richiesta.
Le alternative locali. Quasi tutti i paesi europei hanno un servizio pubblico con una piattaforma gratuita e senza blocchi per chi sta lì. Non sostituisce la TV italiana, ma copre l’informazione del posto in cui vivi e restringe il problema alla parte che tiene davvero: le dirette italiane e i programmi che seguivi da casa. Prima di pagare qualcosa, conta quanto della tua lista abituale è già coperto dal gratuito italiano che ti parte e da quello locale.
Se ti eri portato dietro un abbonamento italiano a pagamento e non lo usi più, la disdetta si fa dall’area account del servizio, oppure nell’app store se lì è stato attivato: il rinnovo si ferma solo dove è nato, e la visione resta attiva fino alla fine del periodo già pagato.
Cosa fare adesso
Fai una prova onesta con le tre piattaforme gratuite e segna che cosa ti parte e che cosa no. Capita spesso di scoprire che l’informazione e i programmi di produzione interna coprono gran parte di quello che guardavi in Italia, e a quel punto il problema è risolto senza spendere nulla.
Se invece ti mancano le dirette o i contenuti che si fermano, valuta lo strumento tecnico sapendo cosa può e cosa non può fare, e sfrutta la garanzia di rimborso a 30 giorni per verificare il tuo caso reale. La panoramica di tutte le piattaforme, gratuite e a pagamento, è nella guida alla TV italiana all’estero.